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Nanoparticelle e sistema immunitario: uno studio di due team congiunti dell'Università di Padova rivela differenze tra uomo e modelli animali

Le nanoparticelle di silice organica sono una piattaforma innovativa studiata per il delivery di farmaci in diverse patologie. Queste nanoparticelle, iniettate in circolo, devono essere invisibili al sistema immunitario, che tenderebbe a rimuoverle. Per questo, vengono rivestite da molecole come le poliossazoline, che le mascherano permettendo loro di viaggiare indisturbate nel sangue.

Il team guidato dal Prof. Emanuele Papini (Dipartimento di Scienze Biomediche) e dal Prof. Fabrizio Mancin (Dipartimento di Scienze Chimiche) ha studiato come le poliossazoline modificano l'interazione delle nanoparticelle con il sistema immunitario. Hanno scoperto che queste interazioni variano significativamente tra uomo, topo e maiale, due importanti modelli animali usati nella valutazione preclinica dei farmaci. Ad esempio nel topo le nanoparticelle risultano completamente invisibili, mentre in maiale e uomo vengono riconosciute dal sistema immunitario, ma tramite meccanismi molecolari diversi.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, sottolinea come sia importante considerare attentamente e in modo critico il trasferimento tout-court di dati ottenuti in animali all'uomo, e indica come questo fattore possa avere un impatto significativo sulla ricerca medica e sullo nello sviluppo di nuovi farmaci, specie quelli basati su nanoparticelle.