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Pubblicazione | Pharmacological reactivation of autophagic flux by natural compounds or synthetic cell-permeable peptide prevents doxorubicin-induced cardiomyopathy

Uno studio recentemente pubblicato su Basic Research in Cardiology, guidato dal gruppo del Prof. Sebastiano Sciarretta (Università La Sapienza, Roma), ha identificato un nuovo possibile approccio per prevenire la cardiotossicità indotta da doxorubicina, uno dei chemioterapici più utilizzati ma noto per i suoi effetti collaterali sul cuore.

Lo studio dimostra che il danno cardiaco è associato a un’alterazione del flusso autofagico, un processo fondamentale per il mantenimento dell’omeostasi cellulare. In modelli preclinici murini, la riattivazione farmacologica dell’autofagia — ottenuta tramite composti naturali come trealosio e spermidina, o attraverso un peptide sintetico cellulo-permeabile — è risultata in grado di preservare la funzione cardiaca, migliorare la sopravvivenza dei cardiomiociti e ridurre le alterazioni mitocondriali.

Un aspetto particolarmente rilevante è che tali strategie non interferiscono con l’efficacia antitumorale della terapia. Alla ricerca ha contribuito anche la Prof.ssa Tania Zaglia del Dipartimento di Scienze Biomediche, nell’ambito di una collaborazione multidisciplinare. I risultati aprono nuove prospettive per lo sviluppo di terapie cardioprotettive nei pazienti oncologici trattati con antracicline.

 

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