Dietro le quinte dell’Inter: il lavoro del Match Analyst Giacomo Toninato
17 dicembre 2025

Giacomo Toninato è Match Analyst dell’Inter U23, con un ruolo chiave nell’analisi tecnico-tattica dell’avversario. Si è laureato in Scienze Motorie all’Università di Padova, dove ha anche partecipato a seminari sul monitoraggio della performance nel calcio. Ha poi terminato il suo percorso accademico presso l’Università Statale di Milano, laureandosi in Scienza, Tecnica e Didattica dello Sport. Lavora all’Inter da 8 stagioni. Dopo aver iniziato con un progetto pilota nel settore giovanile, ha passato 6 stagioni in prima squadre e da quest’anno è responsabile della match analysis per la neonata Inter U23, squadra che partecipa al campionato di Serie C. Nel 2024 ha conseguito i patentini di allenatore UEFA A e di Osservatore Calcistico.
Come è iniziato il tuo percorso nel mondo dell’analisi video nel calcio e cosa ti ha portato a scegliere questa specializzazione dopo la laurea in Scienze Motorie?
Il mio percorso con questa materia è iniziato in maniera completamente casuale. Dopo aver conseguito il diploma non sapevo bene quale strada intraprendere. Mi sono iscritto al corso di laurea in Economia ma da subito avevo capito che non era ciò che faceva per me. Fortunatamente in gennaio, grazie a mio fratello, ho iniziato ad allenare una squadra di ragazzi di un paese vicino al mio. Dal primo allenamento ho capito che volevo provare a vivere lavorando nel calcio. Mi sono iscritto a Scienze Motorie e ho avuto l’opportunità di fare la tesi di laurea sulla match analysis. In quegli anni si trattava di una materia ancora relativamente nuova. Successivamente mi sono trasferito a Milano dove ho concluso il mio percorso di studi durante il quale ho fatto uno stage curriculare presso l’area video del settore giovanile del Milan. Finita la magistrale sono stato poi assunto come match analyst dall’Inter.
Nel tuo lavoro quotidiano con l’U23 dell’Inter, che competenze apprese durante il percorso in Scienze Motorie ritieni più utili e applicabili?
Il percorso di Scienze Motorie è stato molto importante perché mi ha dato una trasversalità di nozioni che mi sono servite da subito una volta entrato nel professionismo. Oltre ai concetti di metodologia dell’allenamento, grazie ai quali ho la possibilità di confrontarmi anche con colleghi come preparatori atletici e collaboratori tecnici, ritengo molto importanti le nozioni di psicologia. Certe dinamiche del mondo sportivo sono molto particolari, serve quindi avere una consapevolezza particolare per avere a che fare con atleti, dirigenti, e con tutte le altre figure che ruotano intorno a una squadra di calcio (medici, fisioterapisti, nutrizionisti, addetti stampa). È bene saper trattare tutti in maniera adeguata e per farlo avere delle conoscenze di questo genere è estremamente importante.
Il lavoro dell’analista è spesso dietro le quinte ma fondamentale: quali sono le sfide più complesse nel supportare staff e giocatori, soprattutto in momenti di calo o difficoltà?
È fondamentale riuscire a far passare un messaggio. Il nostro compito è quello di dare informazioni. Serve capire quante e quali informazioni dare allo staff tecnico, quali invece ai giocatori. Non c’è una regola fissa, all’interno di una stagione possono capitare momenti in cui serve approfondire e momenti in cui serve essere essenziali e quindi sintetici. Durante il periodo pre agonistico si può pensare di dare più informazioni, mentre in season è bene dare le informazioni essenziali. La fatica mentale è un aspetto che deve essere considerato e che ancora troppe volte viene sottovalutato. In alcuni momenti di difficoltà si potrebbe pensare anche di non far vedere nulla alla squadra o di far vedere solo delle situazioni positive per dare fiducia. Comunque, in ogni caso, ciascun gruppo è unico; quindi, ogni situazione deve essere cucita su misura su chi ci troviamo davanti.
Guardando ai giovani che aspirano a lavorare nel mondo calcistico come analisti o tecnici, quali qualità o atteggiamenti ritieni indispensabili per emergere oggi?
L’attitudine più importante senza la quale non ha nemmeno senso iniziare è la passione. Serve innanzitutto creare vissuto e per crearlo è necessario fare e quindi passare molto tempo al campo o al pc per vedere cosa succede nel mondo del calcio ad alto livello. Senza passione questo modo di fare non è futuribile. Oltre la passione sono sicuramente importanti le competenze calcistiche. Serve conoscere la materia, però è anche vero che al giorno d’oggi ci sono un sacco di fonti da cui si può imparare e da cui prendere spunto. Altre qualità invece si apprendono sul campo, giorno per giorno. Ad esempio, sapere come trattare i giocatori è una cosa che si apprende sul campo, il come correggerli, il come stimolarli sono cose che si migliorano anche con lo studio ma ancor di più con l’esperienza di campo.

C’è un episodio o un momento particolare del tuo percorso – universitario o professionale – che porti nel cuore e che ha segnato un passaggio importante nella tua crescita?
Non posso non parlare della mia prima volta ad Appiano Gentile. Il paese dove c’è il centro d’allenamento della prima squadra dell’Inter. Sono tifoso interista sin da quando ero bambino. Il giorno in cui ho messo piede lì dentro e ho capito che facevo parte di quella “cosa” ho provato un’emozione incredibile. La vita professionale poi è andata avanti e tutto è diventato normale, però il bello di lavorare nel mondo dello sport è che le emozioni sono all’ordine del giorno. Non si tratta di un lavoro normale, è qualcosa di speciale. Per questo motivo quel giorno ho capito che se si lavora sodo si possono raggiungere dei traguardi che certe volte possono sembrare impossibili.

